Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una nuova legge sulle sanzioni contro la Russia, che passa ora al presidente Donald Trump per la firma. I suoi sostenitori sostengono che il provvedimento invii alla Russia – e al resto del mondo – un messaggio inequivocabile: Washington continua a sostenere l’Ucraina. Il contenuto effettivo della legge, tuttavia, è più articolato e condizionato di quanto questa interpretazione lasci intendere.

Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026 è stato approvato ieri (16 settembre) dalla Camera dei Rappresentanti con 262 voti favorevoli e 159 contrari. Il Senato aveva già dato il via libera al provvedimento ad agosto, con 86 voti a favore e 11 contrari. La legge porta il nome del senatore Lindsey Graham, che ne aveva promosso l’approvazione per oltre un anno prima della sua morte, avvenuta a luglio.

Il provvedimento si basa essenzialmente su tre elementi. Innanzitutto, impone al presidente di introdurre sanzioni di blocco nei confronti di un’ampia gamma di soggetti russi: alti funzionari, oligarchi, grandi istituti bancari, aziende del settore della difesa e dell’energia e la cosiddetta “flotta ombra”, la flotta di petroliere utilizzata per trasportare il petrolio russo aggirando le restrizioni esistenti.

Secondo, la legge introduce nuovi strumenti tariffari. Il presidente potrà aumentare fino al 500% i dazi sui beni provenienti dalla Russia e fino al 100% quelli sulle importazioni dai principali Paesi acquirenti di petrolio e gas russi, qualora questi continuino ad acquistare energia dalla Russia dopo l’entrata in vigore della legge. I principali Paesi potenzialmente interessati sono Cina e India. Alcuni acquirenti più piccoli potranno essere esentati se rappresentano meno del 15% delle esportazioni russe di gas e stanno riducendo le proprie importazioni.

Infine, il provvedimento proroga fino al 2031 l’Iran Sanctions Act del 1996, mantenendo in vigore la pressione sulle attività iraniane legate al finanziamento dei settori energetico e militare.

Le sanzioni non diventano automaticamente operative nel momento in cui il Congresso approva la legge, nonostante l’impressione che potrebbe dare la formula “il Congresso ha sanzionato la Russia”. La sezione 115 consente infatti al presidente di derogare alle sanzioni, alle restrizioni o ai dazi qualora certifichi per iscritto che la deroga è “nell’interesse nazionale degli Stati Uniti” e presenti una relazione al Congresso.

Questa clausola è stata una delle principali concessioni ottenute dalla Casa Bianca. I sostenitori della legge volevano creare un vero e proprio obbligo giuridico ad agire contro la Russia; l’amministrazione, invece, voleva conservare un margine di manovra per negoziare e non essere vincolata da misure punitive automatiche.

La descrizione più precisa del provvedimento è quindi: il Congresso ha introdotto l’obbligo di imporre le sanzioni, salvo che il presidente decida di utilizzare la deroga prevista per motivi di interesse nazionale. È una differenza importante rispetto all’affermazione secondo cui “le sanzioni sono ora automaticamente in vigore”.

La maggior parte dei Democratici alla Camera ha votato contro, ma ciò non va inteso come opposto al sostegno all’Ucraina. I principali esponenti democratici hanno ribadito il loro sostegno a Kyiv e alla necessità di aumentare la pressione sulla Russia.

La loro opposizione riguardava soprattutto il meccanismo previsto dalla legge. Secondo i Democratici contrari, il provvedimento amplia eccessivamente i poteri presidenziali in materia di dazi, non rende sufficientemente stringente l’obbligo di imporre le sanzioni e potrebbe contribuire a far aumentare i prezzi negli Stati Uniti qualora venisse applicato in maniera estesa.

Il leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, ha inoltre sostenuto che il testo contiene “così tante scappatoie” da rendere possibile che le sanzioni non entrino mai effettivamente in vigore. Nonostante ciò, 58 Democratici hanno votato a favore della legge. Al Senato, invece, quasi tutti i Democratici hanno sostenuto il provvedimento.

La firma di Trump è attesa, ma il vero banco di prova sarà l’attuazione concreta della legge. Sarà quindi importante verificare se l’amministrazione inserirà effettivamente nuovi soggetti russi nelle liste delle sanzioni, imporrà dazi alla Cina o all’India oppure ricorrerà alle deroghe giustificate “dall’interesse nazionale”.

La legge amplia gli strumenti a disposizione del presidente e aumenta la pressione politica affinché vengano utilizzati. Non garantisce però, di per sé, che gli acquirenti del petrolio russo o la cosiddetta “flotta ombra” vengano sanzionati immediatamente.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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